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Cabala
Di Ottavio Cesare Ramotti

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LA TRADIZIONE ERMETICA DI NOSTRADAMUS

Dall'Epistola a Cesare (Traduzione di C.Patrian):

 "E quantunque quell'occulta filosofia (previsionale) non fosse riprovata, non ho mai voluto presentare le loro incontrollate persuasioni, ancorché diversi volumi rimasti nascosti per lunghi secoli mi siano stati palesati. Ma dubitando di ciò che ne accadrebbe, ne ho fatto, dopo la lettura, dono a Vulcano, e mentre li veniva a divorare, la fiamma lambiva l'aria e rendeva una chiarezza insolita, più chiara della fiamma naturale, come luce di folgorante fulmine e illuminasse improvvisamente la casa, come se in essa fosse avvenuta una repentina conflagrazione.

E affinché in avvenire non se ne abusasse, scrutando la perfetta trasformazione tanto lunare che solare, quanto sotterranea di metalli incorruttibili e delle onde occulte, li ho ridotti in cenere".

 E così sembrerebbe che l'antico segreto della divinazione basata su testi ermetici sia andato distrutto.

Per sempre? Non si direbbe, dato che poco dopo aggiunge:

 "Ma essendo più volte la settimana ispirato e con lunghi calcoli ho raccolto libri di profezie contenente ciascuno cento quartine astronomiche profetiche che ho voluto un pò astrusamente comporre: costituiscono vaticini perpetui, da ora fino all'anno 3797.

Il che probabilmente farà aggrottare la fronte a parecchi, vedendo una sì lunga estensione e sotto la concavità della Luna ciò avrà luogo e le cause di questa intelligenza ne saranno comprese universalmente per tutta la terra, figlio mio".

 La trasformazione delle quartine profetiche sorte dall' intelligenza perpetua è certamente in corso.

I calcoli necessari sono stati trovati, per le indicazioni lasciate dal grande veggente tanto nei testi delle "Centurie & Presagi", quanto nella lapide commemorativa murata a Torino, in via Lessona, nel 1556.

Il segreto della cabala

 Risulta dalle biografie che il padre di Nostradamus era uno studioso dell'antica cabala ed il nonno, di origine ebraica che si chiamava Giovanni Nostradonna, giunse dalla Sicilia a S.Remy in Provenza al seguito delle truppe di Carlo d'Angiò.

Perciò è probabile che Michele, pur essendo cattolico, avesse ereditato dagli avi un'antica sapienza insieme ai libri ermetici, oltre alla conoscenza della lingua italiana.

Si apriva allora infatti l'epoca dell'uomo moderno, che faticosamente usciva dalle tenebre del Medioevo. In cui tuttavia fioriva una letteratura occulta derivata da antichi manoscritti risalenti secondo la tradizione a Melchisedek, sacerdote di Dio ed eternamente vivente. Egli iniziò Abramo all'Insegnamento esoterico che poi darà origine alla Qabbalah.

 Dice Raffaele Bessi (Giornale dei Misteri, agosto '94):

"L'alfabeto ebraico è la lingua usata da Dio per creare. Basandosi sulla scrittura il cabalista Abulafia sviluppa una teoria della contemplazione mistica delle lettere intese come costituenti del Nome di Dio, contenente in sé tutta la realtà creata, entità assoluta che riflette il senso segreto e la totalità dell'esistenza.

Il mondo delle lettere è il vero mondo estatico e ogni lettera di ogni lingua, derivante dalla lingua ebraica originale, può essere usata come mezzo per il conseguimento dell'estasi mistica attraverso la scienza della combinazione.

Partendo dalla articolazione delle permutazioni e combinazioni delle lettere, dalla loro scrittura e dalla contemplazione dello scritto, procedendo infine dallo scritto al pensiero ed alla pura meditazione di tutti questi oggetti della "logica mistica", l'articolazione, la scrittura ed il pensiero, formano tre livelli di meditazione sovrapposti

 L'albero delle Sefirot è rappresentato da dieci circoletti collegati da linee: il tutto fà pensare ad un sistema di codici a fori.

Una tavoletta così forata, ad intervalli regolari, veniva posta sulla Torah, e le lettere divine che apparivano nelle aperture, lette di seguito permettevano di percorrere l'esatto sentiero il vero significato delle parole sacre.

 Questo sistema di cifratura si perde nella notte dei tempi.

E persino oggi viene ancora usato: in un vecchio film con Clark Gable si vede una spia russa che sovrappone un fazzoletto con dei fori su di una lettera, per leggere il messaggio nascosto.

 La natura cabalistica della lapide di Torino

 Nel tentativo di ricostruire l'antica scienza occulta data alle fiamme dal veggente provenzale, nel Quaderno Uno dell'Ottobre 1993 ho reso pubblico il metodo usato per decifrare il messaggio nascosto nella iscrizione murale di via Lessona. Metodo che mi consente di percorrere l'"esatto sentiero" della decifrazione se condo quanto appare in chiaro italiano nel Presagio N.1 e che

proseguo in tutte le quartine e non solo in esse.

Per cui può essere interessante scoprire quale era materialmente la tavoletta sefirotica, cioè con i fori o fessure usati per questa lettura segreta.

Essa si basa, sull'estrazione dei caratteri lapidari secondo il ritmo della data: 1-5-5-6, per quattro volte e, al rovescio: 6-5-5-1, sempre per quattro volte: il tutto per tre giri.

Si possono fare facilmente dei fori su di un foglio o un cartoncino corrispondenti alle lettere indicate, ma naturalmente col computer si fa prima.

  

IL TESORO CIFRATO DI NOSTRADAMUS

 Accanto alle Centurie Nostradamus pubblica anche i Presagi.

Tali quartine non si differenziano dalla prime se non per il fatto che in testa ai 12 paragrafi appaiono altrettanti anni, a cominciare dal 1555 (anno della pubblicazione delle Centurie), con la significativa omissione del 1556 e fino al 1567. Ciò faceva pensare che anche questi testi avessero una frase nascosta simile a quella della lapide di Torino che recava in cima l'anno 1556, mancante nei Presagi. La lapide, pubblicata da "Clypeus" nel 1971 e da Renucio Boscolo qualche anno dopo, ha il seguente testo in un francese dall'ortografia un pò bizzarra:

I556

NOSTRE DAMUS A LOGE ICI

ON ILIIA LE PARADIS LENFER

LE PVRGATOIRE IE MA PELLE

LA VICTOIRE QVI MHONORE

AVRALA GLOIRE QUI ME

MEPRISE OVRA LA

RVINE HNTIERE

 

"Nostradamus ha alloggiato qui, dov'è il Paradiso, l'Inferno, il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza la rovina intera".

 Estraendo le lettere nell'ordine 1-5-5-6 a cominciare dalla I della prima cifra che in realtà è una lettera, ma saltando le altre tre, esce fuori la lettura nascosta. La quinta è una T, poi una A, poi uno spazio, quindi una L e così via. Un programma di computer in Basic lo fa in un battibaleno. Bisogna girare le cifre della data per quattro volte in un senso e per quattro nell'altro e poi ci sono alcune altre regolette che si scoprono con un pò di veloci esperimenti sul nostro Personal.

Nel 1500 c'era una vera passione nelle Corti d'Europa per i messaggi cifrati. In breve compare:

 "ITALIA HA SERVO ED E' A TO, QVI ONORE, AUGE MI VA.

RESTA AI I.MI PASSI. FA' POI PATRIAN, QVI ONORE AVRA' E PRO LE E' ONDA A VENIR. I FATI DEL TEMPO HA DA DIR."

 Mi precedettero in Italia due traduttori: Renucio Boscolo a Torino e Carlo Patrian. La prole di Nostradamus però è il figlio Cesare, che è anche il mio nome. Per cui letterariamente mi considero un suo figlio, avendo pubblicato le sue cose ne: "Le chiavi di Nostradamus", Mediterranee.

Siccome nei Presagi manca il gruppo del 1556, ho pensato che per gli altri anni si potesse usare la stessa tecnica usata nel 1556 della lapide, mutando le cifre.

Nel Presagio 79 appare:

 "Esamer noi, sui for usa et trezor poi si ha de N.

Nostradamus"

 

in un linguaggio italo-francese-provenzale.

Infatti, in mancanza del computer si può usare una mascherina con dei fori ad intervalli, secondo le cifre od un righello graduato. Le lettere lette di seguito formeranno dei messaggi.

Ma tutte le quartine possono subire lo stesso trattamento?

Sembra di sì. Ne ho "lette" in questo modo una buona quantità. La decifrazione va riciclata in modo che ogni quartina genera ben due lettere di 16 righi ciascuna.

Ma non è detto che finisce lì...

Questo è un vero e proprio tesoro favoloso. Lasciato ogni ermetismo il Veggente si esprime in una prosa latineggiante, secondo i canoni dell'epoca, pressapoco nello stile delle sue lettere in chiaro: al figlio Cesare ed al Re. Parla volentieri della Roma di questo periodo e dei personaggi che si interessano a lui.

Il suo compito: far conoscere agli uomini la realtà dei mondi superiori e la legge cristiana dell'amore, che è universale, in modo da "togliere l'odio dall'anima".

Qui "esiliato" cinque secoli fà, poteva conservare comunque contatti extratemporali in modo da poter stendere caute profezie sul futuro, specie riguardanti questo secolo, assai avanzato rispetto agli altri e prossimo alla grande Rivelazione. Ma senza dire date e nomi con precisione, onde evitare perturbazioni temporali o "cronomoti". Più che un antenato dobbiamo quindi considerarlo un postero che non vuole sconvolgere il suo tempo, oppure il suo non-tempo iperdimensionale, ma che debba tuttavia far uscire l'umanità dai propri superati, infantili comportamenti legati sempre e solo unicamente all'illusorietà della materia.

Perché oggi molti lo possono capire, soprattutto tramite la sua incredibile, avveniristica tecnica crittografica.